Il ruolo chiave dell’Italia in politica estera
Leggo ora fresca, fresca la notizia che Frattini, il neo ministro degli esteri, che ha deciso di non incontrare il leader spirituale del Tibet “per non urtare gli amici cinesi”.
Poi aggiunge anche che l’Italia sostiene la richiesta di aiuto del Dalai Lama.
Invece di parlare sempre di crescite mostruose del P.I.L. cinese a colpi di 10% all’anno (noi siamo quasi a zero) ci si dimentica troppo facilmente che in Cina è instaurata una brutale dittatura, i diritti semplicemente non esistono, c’è la pena di morte, si lavora a ritmi mostruosi e in condizioni disumane, i neonati vengono abbandonati dui cigli dei marciapiedi nella totale indifferenza di tutti, la depredazione delle risorse naturali e l’inquinamento non hanno eguali in nessuna parte del mondo. Ma i cinesi sono nostri amici e non vorremmo mai urtarli avendo a che fare con quel guerra fondaio del Dalai Lama. Lo sosterremo inviandogli qualche cartolina da Capri o da Cervinia.
Scusami, Frattini, ma i cinesi (parlo dei loro leader ovviamente) non sono miei amici e per transitività non lo sei neanche tu. Né chi ti ha mandato lì. Che sia chiaro.
Poi il nostro ministro degli esteri prosegue a ruota libera sull’Iran e aggiunge che il ruolo dell’Italia sarà di “facilitatore”.
“L’Italia è pronta a sostenere la linea dura contro l’Iran”.
Che cosa ci ha fatto L’Iran? A me niente. Frattini chiede anche di “entrare veramente a far parte del club sull’Iran” formato dai cinque membri permanenti dell’Onu (Stati Uniti, Russia, Cina, Regno Unito e Francia) e dalla Germania per sotenere una linea molto dura nei confronti dell’Iran in modo che non sia più “una potenza regionale pericolosa”, ma collaborativa.
Ovvero: l’Iran e gli iraniani debbono mettersi obbedientemente a 90 gradi, cioè devono collaborare, l’Italia spalmerà la vaselina sui loro culi, “facilitando” l’opera di sodomia del club del Super Onu-Lotto (il così detto 5 + 1).
Facciamo un passo indietro. I quattro più grandi giacimenti di petrolio, giacimenti giganti, si trovano nell’ordine in Arabia Saudita (partner energetico degli Stati Uniti), nel nostro (o meglio loro fra poco) Iran, in quel che resta dell'Iraq e nel Kuwait (Ricordate la prima Guerra del Golfo - Desert Storm?).
Cioè stiamo parlando dei principali teatri di guerra degli ultimi anni. E non fate l'errore di pensare che Bin Laden non sia stato finanziato dagli Al Saud.
Inoltre l’Iran è dotato anche di ingenti giacimenti di gas naturale. L’Iran sarà scenario nei prossimi anni di una cruentissima guerra, peggiore di quella che abbiamo visto in Iraq e in Afganistan.
Perché ormai gli Stati Uniti si sono sputtanati a livello globale e nessuno ormai li vede come liberatori ed esportatori di diritti civili e democrazia.
Perché il petrolio, quello buono, quello facile da estrarre, quello che ha permesso in 100 anni uno straordinario sviluppo economico, tecnologico e culturale nel mondo, si sta esaurendo e molto rapidamente. L’Iran vuole, giustamente, farselo pagare di più e soprattutto vorrebbe farselo pagare in Euro, moneta molto più forte del Dollaro.
Ricordiamo che Saddam Hussein, quando il cambio Euro-Dollaro era a 0,83 (contro l’1,50 di adesso) fece la stessa richiesta. Fu ammazzato e le armi di distruzione di massa, il pretesto per farlo, mai trovate.
Gli U.S.A. hanno un arsenale atomico in grado di distruggere varie volte il Pianeta: con quale coraggio possono temere lo sviluppo nucleare dell’Iran?
La verità è che l’economia statunitense sta collassando e porterà tutto giù con un immenso vortice. Sta cercando di sopravvivere a se stessa con l’unica cosa che riesce a fare: esportare democrazia.
Si dice così oggi, vero?
